Buscadero, April 1989

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«Spike o l'amato comoco»

Ovvero sei, e più, personaggi in cerca di Elvis Costello

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   Guido Giazzi

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Prego un po' d'attenzione. Lo scapestrato Costello Elvis ha preparato un nuovo disco: dal suo magico cilindro, frammista ad ironia, jazz, country, beat, sarcasmo e (sob) batteria elettronica, ha estratto le quattordici canzoni che compongono il suo nuovo album «Spike», il primo inciso in casa Warner dopo il divorzio dalla nippo-americana CBS.

Prima di) inoltrarci nella disquisizione del nuovo ellepi, mi si chiede un profilo artistico sul personaggi4 inspiro profondamente e mi butto a picco sul personaggio.

Strano artista il buon Elvis, eclettico e scontroso, sagace ed intelligente ma ahimé non dei più simpatici, come spesso stigmatizzano i commenti dei lettori nei nostri referendum. Un po' come quei compagni di scuola bravini e saccenti dai quali pretendevi sottobanco (o meglio sotto il banco) la risoluzione delle equazioni matematiche ma con il quale non avresti mai condiviso un'ora fuori dalle mura scolastiche.

Personalità proteiforme Costello ha sempre amato nascondersi dietro pseudonimi spiritosi (Napoleon Dynamite, The Imposter, Cowards Brothers con fratello TBone etc.) tanto che anche il vero nome Declas Mac Manus sembra tratto da un fumetto americano ed invece sono le reali generalità dell'artista di Liverpool, classe 1955.

Personalmente il passato impiegatizio presso una grande industria di cosmetici (la Elizabeth Arden, tanto per non fare nomi) me lo rende simpatico ed umano.

A vent'anni però abbandona l'ufficio e il computer per dedicarsi esclusivamente alla carriera artistica grazie all'amicizia con Nick Lowe, bassista dei Brinsley Schwarz, con i quali Elvis trascorreva il suo tempo libero in qualità di «roadie». (Non penso che esista un equivalente sostantivo a questo vocabolo inglese). Grazie a Nick, Elvis rinfoltisce la schiera della Stiff records: primo singolo il beneaugurante «Less that? zero» (Meno di zero), primo album «My aim is true». Correva l'anno 1977. Il risultato fu sorprendente, in classifica in Inghilterra di corsa nei primi venti e la stampa accoglie con calore l'occhialuto artista e la sua copertina a gambe incrociate.

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Anche in Italia qualcuno si accorge del personaggio: Paolo sul numero 6 (pag. 30) di una rivista che non posso citare, altrimenti mi tagliano le unghie, undici anni fa preventivava, nella recensione del summenzionato album, un futuro ricco di soddisfazioni per l'esile chitarrista che ricordava ai meno giovani il look di Buddy Holly.

All'ascolto delle sue canzoni colpiscono i testi attuali e innovativi e la musica fresca e vibrante.

I più acidi, non in senso psichedelico, lo attendono al secondo album considerato dei critici, il più difficile Molti esordienti si sono sfracellati all'impatto con le difficoltà dell'album numero due, molte carriere artistiche, per fortuna, si sono insabbiate dopo il secondo vinile. Ma Declas nome che rivela l'origine irlandese dei suoi genitori, non è il tipo da nascondersi, prepara per l'anno successivo un nuovo album ricco di brevi canzoni. «This Year's Mode!».

Ma Elvis s'accompagna da sé? Non vogliamo spendere due parole sul gruppo che l'accompagnava agli albori della carriera? Eccovi accontentati.

All'esordio discografico Costello è coadiuvato in studio dal gruppo americano dei Clover (il cui leader, un certo Huey Lewis, sí quello che in seguito diverrà il famoso Huey Lewis non rilascerà nessuna traccia vinilica con il nostro Elvis).

Per il secondo album, forse migliore del primo, Costello prepara una propria band, gli Attractions che solo la passione e l'influenza del produttore Nick Lowe terrà saldamente uniti per lungo tempo. La formazione è così costituita Steve Nieve alle tastiere, Bruce Thomas al chitarra basso e Pete Thomas (ex Chili Willy) alla batteria.

Dopo il buon esito commerciale e critico di «This year's model» Elvis abbandona la moglie e il figlio; decisione non irrevocabile perché un anno dopo egli ritornerà nell'ambito familiare.

Chiusa la parentesi deamicisiana, andiamo avanti.

«Armed Forces» è il terzo album, doveva chiamarsi «Emotional Fascism», ed è forse il suo album più «pop», termine vago e generico per indicare un suono facilmente assimilabile. Elvis si rifà ai suoi famosi concittadini liverpoo-liani per comporre canzoni con facili strutture. Dopo i successi di «Watching the detectives», «Red Shoes» ed altri Costello vi aggiunge altre perle quali «Accidents will happen», «Oliver's army» e «Goon Squad» che lo incoronano «Re delle three minutes song» almeno sul suolo inglese. Le prime edizioni americane di Armed Forces, con gli elefanti relegati nella b cover, contengono un live-single contenente oltre «Accidents...» anche «Alison» e «Watching the detectives».

Ma andando avanti nella lunga discografia costelliana, a precisa periodicità annualg ritroviamo ora «Get Happy» primo giro di boa per E.0 e gli Attraction.

Il suono di Elvis è ora più maturo per un progetto musicale più personale, anche se le contaminazioni sono riscontrabili Venti brani sono tanti per un normale album, non si parlava ancora del CD a lunga durata, ed alcuni brani sono solo abbozzati Nonostante ciò questo disco dedicato al suono Motown/Stax rivela un proprio splendore compositivo e sottolinea ancora una volta l'estrema facilità di composizione di questo musicista che riesce ad «assorbire» diversi stili musicali e a riproporli adattandoli alle proprie caratteristiche.

Buona la cover del brano di Sam e Daye «I can't stand up for falling down».

Se amate la James Taylor Band o altre nuove «Urban Acid» band risentitevi questo album e capirete la differenza tra il copiare pedissequamente e ricreare un suono personale. Hit single. «New Amsterdam» e «Motel Matches». Ealbum non riscontra un buon successo in terra americana e forse il fatto ha origini non esclusivamente musicali. Eanno precedente il buon Elvis, o forse solo Elvis, in questo caso è meglio, organizza una rissa sensazionale tra musicisti inglesi contro «Resto del inondo» (leggi Steve Stills e musicisti americani). Luogo dello scontro: Columbus, Ohio. Al match p"àrlecipano in qualità di inviati alcuni giornalisti locali che raccolgono preziose informazioni tra montanti e „sedie rotte. Elvis con in corpo ettolitri di alcool impreca contro Ray Charles!, definendolo un «negro cieco ed ignorante». Grande eco sui giornali.

Smentite. Conferenze Stampa. Non è sufficiente, per gli americani il musicista (inglese) è razzista e l'immagine e il destino di Costello presso il pubblico Yankee sono ormai segnati.

Da questo si deduce che se volete diventare una star negli Stati Uniti non frequentate i bar e non date confidenza ad estranei.

Ah, Costello, a quel che ci risulta, non è mai stato razzista, azioni ed opere lo confermano, ma questo non è importante; negli States i «media» sono i sacri.

Elvis frastornato e deluso per i velenosi articoli apparsi sulle riviste americane ritorna in Inghilterra e decide di produrre alcuni artisti primi fra tutti la ska band degli Specials e gli Squeeze. Segnaliamo inoltre la rottura definitiva con la consorte, la fuga amorosa con la procace Bebe Buell, amante della musica e, soprattutto, dei musicisti, e il ricovero in clinica per eccesso di lavoro.

Columbia pubblica nello stesso anno lo splendido «Ten bloody Marys & Ten How's Your Father» costituito da materiale inedito molto interessante. L'edizione inglese differisce da quella americana: Elvis si diverte così.

Anno 1981, l'album si chiama «Trust» e pur essendo un album minore nella discografia dell'artista ha degli spunti interessanti come in «Clubland» (hit single) e «Lovers walk». L'album dovrebbe essere seducente e raffinato ma i conti non tornano. Molto bella la copertina stile anni Quaranta.

Si ricuce nel frattempo lo strappo con la stampa americana — «il tempo è un grande medi-

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co» e anche noi cronisti del Buscadero abbiamo bisogno qualche volta di boccate di retorica — non pago di ciò Elvis riscopre la sua passione (e quella paterna essendo stato anche il babbo un buon musicista) per la musica country. Si reca pertanto in quel di Nashville, Mecca musicale già sezionata dal coraggioso regista Altman, noleggia un buon produttore ed incide «Almost Blue».

Sarò onesta non vado pazzo per la country music, ma questo album proprio non mi convince. Voi magari la pensate diversamente ed allora vi farà piacere sapere che i brani sono tutte cover di canzoni non molto note.

Meglia molto meglia il seguente «Imperial bedroom» uno degli album migliori del 1982. Un lavoro omogeneo al solito ricco di idee e di musicalità ed anche lo stile vocale del cantante appare migliorato.

A questo lavoro segue «Punch the clock» prodotto da Clive Langer e Alan Winstanley noti per aver prodotto Madness e Dexys Midnight Runner.

Pregevoli al solito le canzoni, gli arrangiamenti sono ancora più accurati grazie alla presenza di una sezione fiati.

Fra le canzoni segnaliamo l'amara «Ship building» dedicata alle tristezze che la guerra nelle isole Falklands aveva suscitato nel popolo inglese alieno al fascino di Maggie Thatcher. La canzone era già stata interpretata in maniera intensa da Robert Wyatt, mentre nella versione di Elvis segnaliamo la presenza di Chet Baker alla tromba. «Imperial bedroom» e «Punch the clock» sono le gemme degli inizi degli anni Ottanta• da far ascoltare agli amici che ancora non conoscono l'occhialuto musicista.

«Goodbye cruel world» album numero dieci della discografia costelliana rappresenta il caos artistico nel quale si muoverà nel 1984 il signor Mac Manus.

«Con Voodbye cruel world' ho attraversato un altro momento in cui ho pensato che non avrei continuato ancora per molto tempo a fare queste cose. Lavoravo in ufficia mi ero fatto portare una chitarra ed una tastiera... prese una per una le canzoni sono molto più belle di Punch the Clock' ma allo stesso tempo Voodbye...' è il mio disco peggiore».

Per coprire un vuoto discogrqfico la label di Elvis pubblica una compilation — «The Man: The best of E.C» — diciotto brani interessanti per chi nulla possiede ma senz'altro meglio sono la già citata raccolta «Ten bloody Marys &...» e «Out of our idiot» edito dalla Demon nel 1987 che copre tutta la produzione inedita degli anni Ottanta.

«King of America», con Elvis incoronato in copertina, sancisce l'amicizia con il lungo T Bone Burnette e il successo di questo piccolo grande compositore.

«American without tears» e «Suit of lights» sono da antologia.

Grande album, cinque stellette. Da tramandare ai posteri.

Alcuni mesi più tardi viene pubblicato «Blood & Chocolate», Elvis ed amici (sono ritornati i fidi Attractions e il produttore Nick Lowe) si travestono da garage band. Il suono è aggressivo ma non convincente. Arriviamo quindi così ai giorni nostri dove ritroviamo Elvis in compagnia di Burnette in quel di Dublino, Irlanda mentre la stampa specializzata è pronta a captare informazioni e notizie sul nuovo album. Inutile negare la curiosità che assale gli addetti ai lavori per artisti come Costello per i quali i termini «convenzionale» o «ripetitivo» non esistono.

Elvis riunisce attorno a se una lunga schiera di musicisti ed'amici per trovare il giusto sound alle quattordici canzoni dell'album- chissà se tredici anni fa il giovane Declan pensava di riunire attorno a se musicisti di fama quali Paul McCartney, Roger McGuinn, Dona! Lunny, Davy Spillane, Christy Moore, Benmont Tench, la Dirty Dozen Band, alcuni componenti dei Lounge Lizards e il fedele amico T Bone Burnette qui nel ruolo di produttore. L'amicizia con McCartney porterà, come i più informati sanno già, ad una collaborazione fattiva tra i due musicisti: infatti l'ex Beatle ha voluto seco in sala di registrazione il concittadino Elvis. Nel brano d'apertura di «Spike» Costello ha voluto riunire insieme a McCartney anche l'anima dei Byrds, Roger McGuinn definito dal cantante inglese durante la conferenza stampa romana, prima della partecipazione alla trasmissione televisiva «D.O.C» «un precursore, uno come (Charlie) Parker, ma il suo talento non l'hanno riconosciuto». Forse un poco esagerato il paragone ma il brano «This Town» è una delle canzoni più belle sostenute da una accattivante melodia e da un testo amaro.

Molte canzoni che compongono l'album sono arricchite da testi ricchissimi di spunti ironici, talvolta di difficile traduzione ma da cui traspare la facondia compositiva e fantasiosa dell'autore A mio parere, la gemma dell'album è «Comic's God» dove è narrata la storia di un comico ubriacone che quando muore si trova di fronte a Dio.

Un Dio hollywoodiana disteso su un letto ad acqua mentre sorseggia una bibita misteriosa leggendo uno stupido romanzetto americano ed ascoltando il «Requiem» di Andrew Lloyd Webber.

I pensieri del Sommo di fronte al leone sono senza alternativa «forse era meglio affidare il inondo alle scimmie». Piacevoli invece «Veronica» composta con McCartney e «Amy King's Shilling» quest'ultima scritta da Elvis ma coadiuvato da buona parte degli ex Moving Hearts• un brano quindi che rimanda ai traditional irlandesi anche se associo la tonalità di Elvis ad atmosfere metropolitane mancando di cadenze epiche alla Christy Moore o trasgressive alla Shane MacGowan dei Pogues, che non dimentichiamolo, furono prodotte al loro esordio discografico proprio da Mc. Manus.

I Pogues, come testimonia il loro brano «Fiesta», sono ora mollo critici nei confronti di Elvis e di Cait O'Riordan attuale compagna del musicista inglese che per breve tempo militò nel gruppo ad alta gradazione alcoolica. Dalla affettuosa amicizia tra Cait ed Elvis nasce «Baby plays around» una breve ballata che narra la vicenda di un litigio tra moglie e marito mentre il bambino, testimone innocente, «gioca lì attorno». Un piccolo gioiello compositivo. Forse troppo mielosa «Satellite» con Chrissie Hynde, dei Pretenders, ai controcanti: una slow song molto romantica. Piacevoli infine «Let him dangle» e «Deep Dark Thruth ful mirrom

Inutili invece le presenze della Dirty Dozen Brass Band per canzoncine quali «Stalin Maione», che pur essendo un brano strumentale vede riportato nella back cover il testo che non abbiamo il piacere di ascoltare e «Chewing Gum» accozzaglia di suoni che farebbero la gioia degli amanti di Prince.

Bruttina non poco invece «Pads, Paws and Claws» altro brano composto a quattro mani con McCartney: da dimenticare.

Mentre salviamo l'attacco feroce sostenuto con i politicizzati «Moving Hearts» in «Tramp the dirt down»; «Se l'Inghilterra fosse un bordello, la Thatcher sarebbe la tenutaria... ».

Chissà se dietro al comico ubriacone non si nasconda il pagliaccio Spike della copertina; al solito molti i riferimenti all'attualità inglese vista con gli occhi del divoratore televisivo e dell'accanito lettore degli infimi quotidiani inglesi quelli per intenderci che in terza pagina riportano le fotografie delle ragazze a seno nudo. Non convince pienamente questa superproduzione costelliana.

In alcuni casi bisognava operare di forbici e non tutte le idee sono adeguatamente sviluppate.

Non ci incantano nemmeno i grossi nomi che compaiono dalle line-up dei brani. «Spike» è un disco originale, ricco di motivi musicali e di buoni arrangiamenti ma Costello ci ha abituato a ben altro; «King of America» ed «Imperial Bedroom», rimangono le più recenti perle di questo musicista.

Ed ora attendiamo, con trepidazione mista a timore, l'album di McCartney in compagnia di Elvis o Declan a. «Spike l'amato comico».

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Buscadero, No. 91, April 1989


Guido Giazzi profiles Elvis Costello.

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