Ciao 2001, July 22, 1984

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Ciao 2001

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Elvis Costello: Addio, mondo crudele!


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   Gianluca Bassi

Costello in crisi esistenziale? O forse l'ennesimo colpo di humour un pò ironico e un pò lugubre che arriva spesso da oltremanica? Costello esce con il nuovo Goodbye Cruel World rinunciando per ora alle previste date Italiane e Europee. In Autunno, chissà..

Abbiamo rinnegato le candeline. Ne avevamo preparate tante per accogliere convenientemente la breve tournée italiana di Elvis Costello e dei suoi fidi Attractions. Ma niente, la serie di concerti è stata rinviata. Anzi, come esclamano attendibili ciclostili: "Costello in studio a registrare un nuovo disco. Si chiama Goodbye Cruel World. Per cui date europee previste giugno-luglio posticipate." Al che il bimbo un tantino sprovveduto — nemmeno nove anni — corre in camera del papà, s'infila le sue pantofole per ridere inciampando e s'avvicina alla scrivania del genitore per rileggersi una disordinata teoria di dispense sull'occhialuto menestrello di Acton. Varrà la pena, lui li crede fumetti…


Costello e le campagne di Ronald.

La vicenda s'inaugura nel marzo del '77 quando il prode Declan MacManus (meglio noto per italici nomignoli) pubblica "Less Than Zero", il suo primo singolo. La chiave — alla faccia di Brass — sta nel retro del disco. "Radio Sweetheart" scodinzola countryggiante grazie alla steel-guitar di John McFee, ex Clover convocato dagli States dal previdente Jake Riviera.

Costello non smentirà mai del tutto la sua considerazione affatto turistica per i quadretti campagnoli all'americana e nell'81 conforta gli indizi accumulati dai recensori più attenti. In combutta col produttore Billy Sherrill — milionario vassallo delle nenie di Nashville — estrae dalla 24 ore (e forse più) Almost Blue delizioso album di saluti ad Hank Williams e Gram Parsons. Roba da matti.

Poi, congedati i mixer, accetterà un passaggio fino a Los Angeles dove accompagnato da Nick Lowe registrerà Home Box Office special televisivo di George Jones, altro apostolo di cantilene provinciali. Jones e Costello canteranno ancora di ronzini e cuori infranti in "Stranger in the House": tandem risaputo soltanto a tratti. La sbornia acustica dell'ineffabile miope si concluderà, per il momento, il 7 gennaio dell '82 con un concerto alla Royal Albert Hall londinese. Al fianco destro il redivivo John McFee con chitarra e sgabello oltre alle consuete attrazioni. Prezioso indizio l'ep (7" e 12") "I'm Your Toy" che coglie Costello in uno smoking esilarante.


Costello ad Amsterdam (mentre si rinnova)

Get Happy, il disco preferito dell'autore, sostiene che la vera rivolta sta nel passato. Di nuovo Monti? Di nuovo liceali neo-classicismi? Tutt'altro, diremmo. La stessa leggenda che pretende Costello scapestrato acquirente di cinquanta sterline di oldies a "Rock On", covo per collezionisti di Camden Town a Londra, ce ne offre concreta giustificazione. Un disco che rinnova la morfologia del ripescaggio, trasformando il prodotto senza rivoluzionare i termini che lo determinano. In spiccioli: offre una differente collocazione storica a fenomeni come il beat o il soul addizionando una singolare sensibilità melodica, una tenera attenzione per la frattaglie apparentemente superflua, una verve sceneggiativa che regala al pop nuovi spessori. Non è poco, andiamo. Quindi è frantumata l'equazione: inedito uguale originale. Ne è confortante attestato "New Amsterdam", brano che i biografi della circostanza considerano capoverso d'un nuovo periodo compositivo di Costello. È vero. Le tastiere di Steve Nieve che sorreggono un singolare piglio novellistico si ammaestrano a sinistre gradazioni della voce. Enigmatica. Il disco avrà, non a caso, emblematici strascichi vinilistici. Varie edizioni a testimonianza della enorme credibilità collezionistica del cantante. Ne esce un 45 con due brani, oltre a "New Amsterdam" c'è "Dr. Luther's Assistant". La copertina è porpora e non si devono pagare più di 50 penny. Poi viene distribuito un Ep con due brani in più: la compunta "Ghost Train" e "Just a Memory". In Giappone, per i feticisti, vengono stampate due copertine leggermente diverse. Trovate da Gronchi rosa. Digressioni cromatiche oltre al particolare effettivamente prezioso della pubblicazione dei testi. La loro valutazione è sulle ventiventicinquemila lire. Ma non è finita. La F-Beat pubblica anche una versione picture disc. E qui sta il bello. Ne esistono due differenti interpretazioni. Quella più comune, col bordo del vinile bianco o meglio trasparente, può costare non più di quindicimila lire mentre quella più rara, con il bordo del disco nero, a Bruxelles, per fare un esempio, è venduta sulle trentamila lire. Per i curiosi si può anche dire che di "I Can't Stand Up For Falling Down" esiste una edizione della Two tona. Furono stampate sole 13mila copie su licenza della Global records di Riviera. Alcune furono offerte al concerto del 9 dicembre '80 al Rainbow di Londra, le rimanenti vendute al concerto dell '81 al Palladium di New York. In definitiva nessuna è stata mai messa in commercio. Attualmente valgono sulle ventitrentamila lire. Ma ci sono molti altri episodi del genere nella carriera discografica del cantante. Altri dischi dati gratuitamente ai concerti, l'ep di "I Can't Stand Up For Falling Down" con due facciate con stampato solo "Girls Talk" (che in effetti era il retro) o il maxi con l'intervista di Tom Snyder valutato sulle cinquantamila lire dai pretenziosi e naturalmente tutte le versioni promozionali che in un mercato del genere assumono sempre particolare risalto. Vale la pena, per quanto concerne gli inediti. Ovviamente.


Costello e il destino dei gregari

Furono in molti a vedere uscire Steve Nieve dal Royal College of music. Un diploma sotto il braccio. Statura media, esile quasi da antibiotico, un viso aguzzo e una bizzarra debolezza per il glamrock, Nieve fu subito riverito come pianista degli Attractions ed è divenuto il più autentico riscontro strumentale degli umori del capocomico. Ma se la cava anche da solo. Si ricordi l'ep contenuto in omaggio in Mad About The Wrong Boy unico album delle attrazioni solitarie. Si chiamava Outline Of A Hairdo ed era una colonna sonora dai buoni sentimenti. Nei mesi scorsi, poi, ha pubblicato per la esoterica Demon records l'album Keyboard Jungle di sole musiche per pianoforte. Notevole soprattutto perché mai colto in tentazioni virtuosistiche. Per finire ha suonato le tastiere in due brani di North of a Miracle di Nick Heyward. Il suo tocco bizantino si riconosce in "Take That Situation" e "When It Started to Begin".


Costello e la corte degli eredi.

Ad Acton, delle case che sembrano disegnate e, come accade ai profeti in trasferta, nessun orgoglio, giunge un telegramma: "Roddy Frame pivello intonatissimo degli Aztec Camera et Paddy McAloon sentimentale dei Prefab Sprout et Chris Thompson leader dei Friends Again compongono canzoncine di pericolosa compiutezza. Stop. Un po' vecchie un po' nuove. Stare in guardia". Il postino fa per andarsene ma Costello risponde subito: "Mi fa paura Frame. Se è cosi a 19 anni pensa quanto sarà bravo a 25 anni! lo non ero cosi bravo alla sua età. Le sue canzoni sono così belle. Questo è quando cominci a sentirti nervoso".


Costello alla ribalta.

Trionfale edizione il 13 novembre scorso al Casino de Paris: Costello ha esordito con al fianco il solo Nieve cantando un'eterea "Pills and Soap".

Due ore dopo: venti minuti di applausi, lacrime vere e un'inedita canzone acustica ("Peace In Our Time" che canterà anche il 18 dicembre successivo in un concerto per la pace al Victoria Apollo di Londra e che oggi è il suo nuovo singolo). Gente che ha dato, davvero, piú di centomila lire ai bagarini e bootlegs immediati. Un caso?


Costello nella locanda dei pettegoli.

Barney Bubbles, grafico inglese assai risaputo ed autore di alcune copertine costelliane fra cui Get Happy e dei logos della Stiff, della Radar e della F-Beat, ha salutato tutti un mese fa. Parecchie chitarre al funerale. Elvis, come pure enigmistiche settimane, si picca di ripetitivi tentativi di imitazione. Buffi sino alla farsa. I Beatles Costello autori nel '78 d'un ammiccante ep chiamato Washing the Defectives, Elton Motello (Null'altri che il belga Plastic Bertrand) che fra il '77 e l'80 ha distribuito alcuni fiochi 45 ai parenti e pure l'album Pop Art (titolo azzeccato) giungendo fino ai feudi di Liz. Ragazzate. Meno pacchiano Marshall Crenshaw, prosatore grato a MacManus ma non del tutto plagiato dal culto del rimasuglio. Clive Langer, produttore del perfetto Punch The Clock (album dell'anno per il francese Best e per il New Musical Express), ha inciso due album. Nel '78 I Want The Whole World, nell'80 il piú composito Splash con i suoi Boxes. Niente male. Costello, intanto, ha cantato in Tomorrow dei Madness (benissimo), ha prodotto Aim In Life dei Bluebells come pure il nuovo singolo di Nick Lowe "Half a Boy and Half a Man", ha composto un brano, Far From the Hurting Kind per il primo album di Tracie, s'è improvvisato cantante degli Special A.K.A. nella trasmissione televisiva inglese The Tube all'indomani della diserzione di Stan Campbell ed ha fatto il suo debutto d'attore in uno sceneggiato televisivo chiamato Scully. È la storia d'un sedicenne che sogna di diventare titolare nel Liverpool calcio, Elvis fa la parte dello zio. Il tema conduttore, "Turning the Town Red" è uscito recentemente su mix.


Costello e I mondi crudeli.

Ed eccolo questo benedetto, maledetto (dalla platea italica) nuovo album. Già il titolo aduna tutte le malinconie di Elvis — Goodbye Cruel World — e ne definisce ulteriormente il distacco dalle convenzioni più diffuse. Prevedibile. Un disco meno esplicito, risibile dello scorso Punch The Clock (sebbene ne ribadisca il sodalizio produttivo con Clive Langer ed Alan Winstanley) che semmai si raccorda affettuosamente all'intimismo di Imperial Bedroom. La stessa attenzione per il riverbero amaro, un'ironia che spesso si sfoga nel sarcasmo. O anche i vocalismi sommessi in "Inch By Inch" che ben si allineano con gli esperimenti simili di "Beyond Belief" e "Tears Before Bedtime" dell'album imperiale, appunto. Qualche graffio di Punch The Clock è comunque rimasto. Come l' inaugurabile "The Only Flame In Town" (col coro di Daryl Hall) che sfrutta intelligentemente il contrappunto co nonostante si riveli meno fragorosa della scorsa "Let Them All Talk". E poi le sottilissime provocazioni costernane come in "Room With No Number" in cui ribalta del tutto la struttura della canzonetta. Il finale ha una lunga coda strumentale e si conclude con un solo di batteria che, invece, di solito introduce il recitato. "Home Truth" coi suoi ritornelli allungati, la struggente "Peace In Our Time" che rammenta indelebili ninne nanne oltre a livelli astutamente orecchiabili, la trascinante prestanza di "Sour Milk-Cow Blues".

Dunque un Costello di ammiccante sofisticatezza, talvolta preda di deliziosi snobismi e che continua a sostituire il romanticismo al divertimento. Con alcune mosse peraltro inusuali. Si pensi al refrain d'impronta west — coastiana di "I Wanna Be Loved" o al prologo tastieristico (Kate Bush, Kim Carnes!) di "Worthless Thing". Tutto molto bello. Perfino imba. razzante nella sua prevista genialità.

Spiace soltanto che la copia che siamo riusciti a procurarci furtivamente negli stabilimenti tedeschi della Sonopress di Gutersloh (fra il materiale di scarto!) non ha copertina o crediti precisi. Per cui i ricami inestimabili di Steve Nieve e la pungente presenza ritmica dei due Thomas, omonimi ma non parenti, si presume per abitudine. Essenzialmente. E la morale è presto fatta: Goodbye Cruel World commuove il pop illustrandone scrupoli inattesi.

Fu questa l'ultima dispensa sbirciata dal bimbo novenne. Ce n'erano molte altre (Costello e gli orologi, Costello e le camere da letto ambiziose), anche qualche serioso appunto del genitore: «Costello in pratica cosa fa? SI sporge sugli album di fotografie col cinismo accorato degli emerginati di genio. Come Touluse-Lautrec o, che so, Malcom X." Oppure: "Ecco l'anacronismo delle emozioni manifeste". L'infante se ne andò a letto pensando — non gli era mai accaduto — ad archeologie intelligenti. Già.

Letteralmente asportato dal reparto stampaggio nello stabilimento della Sonopress a Gutersloh in Germania il nostro Bassi ha raccolto questa lacca di prova del nuovo album di Costello, un mese fa mentre era li in occazione dell'incontro europeo con Mike Oldfield insieme ai premiati del concorso CIAO 2001-Virgin. Repereti del genere diventano preziosi per autentici collezzionisti costelliani come il nostro Bassi.


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