Il Mucchio Selvaggio, November 1983

From The Elvis Costello Wiki
Jump to: navigation, search
- Bibliography -
1975767778798081
8283848586878889
9091929394959697
9899000102030405
0607080910111213
14151617 18 19 20 21


Mucchio Selvaggio

Italy publications

Newspapers

Magazines

Online publications


-

Elvis Costello

Due!

translate
   Paul Rambali

Scanning errors uncorrected...

Portento di un Costello! Lo chiameremmo infallibile, se altri più pronti ed altolocati di lui non avessero già messo le mani su un aggettivo tanto impegnativo. Ma, definizioni a parte, una cosa ci trova ormai tutti concordi: tra i personaggi emersi dal cataclisma sonoro '76/77, nessuno meglio di lui, e dei Clash per altro verso, ha saputo raggiungere una posizione e uno status di musicista 'classico' e di figura carismatica, proiettata ben oltre le vicende contingenti della vita musicale. Lungi dall'essere, come le tante glorie di una stagione, il prodotto ed il sintomo di un malessere passeggero o la moda che dura un giro di sole, i dischi di Declan McManus, in arte Elvis Costello l'Irritante, l'Immoderato, il Provocatore, il Genio ecc. ecc., ci appaiono sempre più come tasselli di un'opera destinata a restare, capitoli di un lungo Racconto Pop nel quale il mondo, le 'cose moderne', la nostra vita, trovano una rappresentazione piena e folgorante. Per questo ci è sembrato indispensabile 'attraversare' il personaggio con un minimo di calma e di attenzione, 'leggendo' le sue liriche e ascoltando le sue 'confessioni', ora che finalmente anche l'uomo, un tempo così difficile e spinoso, ha deciso di rivelarsi.


È ovvio perché ti fai chiamare Elvis, ma perché Costello?

È il nome della mia bisnonna. Cominciai a farmi chiamare Costello molto presto, quando ero un «cantautore», perché suona meglio al telefono. Ci sono troppe consonanti «dure» nel nome McManus (il suo vero cognome N.D.T.) è difficile da dire al telefono. Cambiai semplicemente per convenienza.

Dove sei nato?

Londra.

Quando?

Nel 1954.

Dove sei cresciuto?

Ho vissuto ad Olympia a West Kensington fino a sette anni. Poi andai a vivere a Twickenham.

Tuo padre faceva parte di un'orchestra, una dance band, lo seguivi nei suoi spostamenti?

Sì. quando ero molto giovane. Ma poi ha lavorato per 14 anni all'Hammersmith Palais, era realmente qualcosa come un «lavoro serale». D'estate facevano delle tournées, ma non come quelle che facciamo oggi. Duravano mesi e mesi a quel tempo.

Cosa faceva tua madre?

Ha lavorato in diversi campi, in diversi uffici, si è occupata di dischi. All'inizio lavorava proprio nel mondo dei dischi. Per alcuni anni diresse il reparto musicale di Selfridges.

Cosa pensavano delle tue ambizioni musicali?

I genitori che non si occupano'della musica tendono a pensare che non è un'occupazione molto rispettabile. I miei genitori erano coscienti dei pericoli, dei fallimenti, delle delusioni cui andavo incontro ma non mi hanno mai scoraggiato. Spesso invece le famiglie che se ne occupano tendono a incoraggiarti fin troppo. I miei genitori non sono mai stati veramente troppo insistenti. Per esempio non ho mai imparato a leggere la musica, cosa che ora qualche volta rimpiango. Penso che fossero consapevoli che non avrebbero potuto allontanarmene.

Hai dei fratelli o delle sorelle?

No.

Che tipo di educazione hai avuto?

Regolare (ride).

Ne hai tratto dei benefici?

Non lo so... Non mi piaceva molto, penso che a nessuno piaccia molto andare a scuola. Io andavo ad una scuola cattolica: presi delle lezioni dalle suore per i primi anni poi ebbi dei maestri laici fino a undici anni. Quindi andai a una scuola secondaria, a Hounslow, fino a sedici anni. Dopo andai a vivere a Liverpool per due anni, presi il mio «A level» (1) lì.

Hai preso altri aA leve!'?

Uno, in inglese.

Quando hai cominciato a portare gli occhiali?

Quando ho lasciato la scuola. Non ho avuto problemi con la vista fino a 15 anni. Non notai niente a proposito della mia vista fino a quando non cominciai a lavorare con i computers, stando sotto le luci artificiali e guardando quelle figure per tutto il tempo, cominciai ad avere molte emicranie.

Cosa c'è che non va con i tuoi occhi?

Astigmatismo — non ho la pupilla completamente a posto, o qualcosa del genere. Posso andare in giro senza occhiali ma se provo a non portarli quando guardo la TV o leggo, mi fa male la testa.


Quando eri un teenager di che cosa ti interessavi?

La musica è sempre stata il mio interesse principale da quando avevo 10 anni.

Suppongo che ti piacesse la Top musica. l tuoi genitori vedevano male questa cosa?

Mio padre faceva quello che faceva, suppongo. uno stile abbastanza fuori moda. Le big band degli anni '40 e '50 erano in quel periodo un anomalia, ma erano parte integrante di come la BBC era organizzata. Facevano un programma il venerdì all'ora di pranzo con la Joe Loss Orchestra in cui ospitavano dei gruppi beat e il repertorio dell'orchestra era composto da tutti i successi del momento. Mio padre era forse il più versatile dei tre cantanti che avevano, così aveva la tendenza ad usare materiale piuttosto insolito. E mentre gli anni '60 andavano avanti il lavoro diventava sempre più difficile. Alla fine degli anni '50 c'erano ancora «ballads» (2) che tu potevi eseguire molto bene con un'orchestra, Ma più o meno nel '65 o giù di li. si parla di un'orchestra che faceva «God Only Knows!» (3) Ma io ho sempre avuto molti dischi per casa, perché mio padre si portava le lacche a casa per sentirle. E il gusto musicale di mia madre, anche se era radicato nel jazz e nei cantanti di «ballads» come Ella Fitzgerald e Frank Sinatra, non hai mai disprezzato veramente la «pop music».

Quali erano le tue influenze quando eri un sedicenne?

È difficile dirlo. Ero un lettore terribile. Sei molto meno cinico riguardo alla teoria politica quando sei giovane. Così io mi interessavo di questo. Leggevo un sacco di giornali. Li leggevo tutti! Pensavo che era importante, veramente importante.

Avevi molti amici?

No. Non ho mai avuto molti amici, né in quei giorni, né ora. Suona in modo terribile, che storia lacrimevolel... Non so... Mi piaceva molto il football. Non ero molto abile come giocatore, in realtà non sono uno sportivo. Ma ero un fanatico del calcio in quel periodo. Sono sempre stato un «Liverpool supporter», così suppongo che il mio eroe fosse Roger Hunt. (4)

Quando hai lasciato la scuola, sei andato a lavorare con i computers. Non era un fatto usuale in quei giorni.

Non era comune come adesso. Sembra strano dirlo, ora... L'anno in cui lasciai la scuola, credo che sia stato il primo anno in cui c'era un milione di disoccupati, così il lavoro era molto scarso, e nel nord era scarso più che in qualsiasi altra parte. Non c'erano molte occupazioni da trovare. lo non ho né l'inclinazione né la qualifica per andare in un college, ma ero anche ormai troppo vecchio per un certo tipo di occupazioni. Provai ogni lavoro che c'era sul giornale. Provai come ragazzo da té (tea boy) ma mi dissero che ero troppo ben qualificato, con il mio «A levai», per fare quel lavoro. Lavorai come correttore di carte nautiche all'Ammiragliato. Era un posto divertente: un vero ufficio alla Dickens con una fila di tavoli e un'altra scrivania per il supervisore. Dovevi avere una calligrafia precisa. Dio solo sa come avevano preso in considerazione me, perché nessuno riesce a leggere la mia calligrafia. Poi arrivò quel lavoro con i computers e lo presi. Non sapevo niente di computers. In matematica ero terribile. Ma in realtà tutto questo è irrelevante, perché in effetti tutto quello che riguarda i computers è sovrabbondante, Si tratta soltanto di spingere bottoni e di avere a che fare con nastri e stampatrici. Si tratta di un lavoro manuale. in realtà, e ha intorno questa atmosfera di «status» perché è tecnologia moderna.

page 30

Così hai lavorato con i computers fino a quando non hai cominciato a incidere?

Sì, facendo lavori diversi nello stesso settore, sono passato da una grande banca dati, un grande computer centre, ad una piccola fabbrica con un computer che gestivo io.

Hai detto che ti interessavi di politica quando eri teenager. Quali erano le tue opinioni politiche in quel periodo?

(Sospiro)... Non lo so. Suppongo che credevo di più nel Labour Party. Vorrei avere ancora la stessa fede. Vorrei votare sempre per loro come un'alternativa ai «tories» o al SDP, se vuoi parlare in termini di partiti politici. Ma io penso che hai una concezione più «naive» e nozioni più ingenue sul socialismo quando sei molto giovane. In alcune di esse credo ancora, ma in altre... Non dico di essere un cinico disilluso, voglio dire che sei più ingenuo quando hai 14 anni.

Puoi ricordare i tuoi cantanti preferiti quando hai cominciato a cantare?

Sono passato attraverso un periodo — sono sicuro che capita a tutti — in cui rifiuti la musica che ti piaceva quando eri più giovane. Per un certo periodo mi dava quasi fastidio che mi piacessero cose come i cantautori dei primi anni '70. Ma questo era quello che succedeva allora; c'era o quello o il «glitter rock» che non mi ha mai affascinato in modo particolare. Così mi sono avvicinato alle cose più introspettive.

Come Randy Newman, per esempio?

Bene, è uno di quelli che ancora ammiro. Mi riferivo ai tipi più fastidiosi come James Taylor. Nei suoi primi due dischi ci sono delle belle canzoni. Si tratta di questo: quanta di questa roba tipo confessione puoi accettare?

Mi piaceva tutta la musica che sentivo alla radio. Non avevo conoscenze musicali segrete. Fino a 16 anni mi piaceva molto la Tamla Motown e un po' di reggae.

Eri un mod?

No. Ero troppo giovane per essere un mod. Più che altro in quel periodo erano tutti una specie di «skinhead». E io non ero realmente neppure uno «skinhead». ma questa era «skinhead music». Motown Chartbusters Vol III e i «Tighten Up» records. Erano i «party records». Così c'era quella musica, e quando andai a vivere a Liverpool erano tutti più interessati alla musica americana della West Coast. Lottai, piuttosto che essere fuori moda, per farmela piacere, ma non sono mai stato convinto sul serio. E poi sono tornato piano piano ad amare di nuovo la soul music. Con questo ha avuto molto a che fare l'incontro con Nick Lowe quando i Brinsleys vennero a suonare a Liverpool. Questo fatto mi ha particolarmente aperto gli occhi. Mi sono subito reso conto che era giusto che mi piacesse Lee Dorsey. Quando sono tornato a Londra, a 18 anni, ho scoperto che c'erano molti gruppi che suonavano canzoni brevi, senza grandi e complicati messaggi, e i musicisti non erano necessariamente dei virtuosi, perché mi ricordo che c'era molto snobismo musicale a quei tempi. Odiavo tutti quei gruppi come Yes e Caravan. Non riuscivo a sopportarli. E neppure l'Heavy metal.

Mi stavo chiedendo veramente, da dove hai preso il tuo strano modo di cantare? È molto nasale ed ha tante inflessioni americane.

Deriva dal periodo in cui molta della musica che mi piaceva era R&B o cantanti bianchi influenzati dal R&B come Van Morrison. Ma il mio cantante preferito, più dei nomi ovvi, era Rick Danko della Band. Era il mio grande eroe. Ho sempre nutrito dei sospetti verso i cantanti bianchi che sembra provino duramente a cantare come i cantanti soul. tipo Joe Cocker o Paul Rodgers. Ma Rick Danko aveva uno stile unico. Era un suono nasale ed aveva in sé un po' di quello che ora comprendo è il country, era proprio una cosa insolita per me, un così piacevole e rilassato falsetto. Ad un certo punto, quando avevo più o meno 18 anni la Band era veramente la Band per me. Pensavo che fossero i migliori. Mi piacevano perché avevano la barba. Non avevano l'aria carina. Mi affascinava il fatto che sembravano veramente brutti. E non erano ragazzi. Erano uomini e tutte le loro canzoni sembravano parlare dei giorni passati, ma non erano vestiti come cow-boys o qualcosa del genere. Non era una cosa falsa.

Qual'è stata la tua prima apparizione su un palcoscenico?

Phew!... In un folk club da qualche parte a Londra. Avevo 16 anni.

Come cantautore?

page 31

Yeah. Ho sempre fatto le mie canzoni sin dall'inizio. Ho sempre cercato di farle, non importa quanto fossero terribili. Ho suonato per un po' di tempo per conto mio a Liverpool, poi ho messo su un gruppo. Tornato a Londra ho suonato da solo per un po', successivamente ho formato un gruppo di pub rock, i Flip City, organizzato molto male: pochi concerti e niente soldi. E quando sono tornato da solo, ho cominciato a fare andare in giro le mie canzoni. A quel tempo avevo già alcune delle canzoni del primo album. Ma avevo un'attitudine differente nello scriverle. Avevo alcune canzoni abbastanza complicate e ho firmato il contratto con la Stiff sulla base di un paio di canzoni. Ho eliminato quasi tutte le canzoni originali e ho scritto praticamente tutto il disco in due settimane.

Quando hai firmato il contratto con la Stiff, si tenevano molto in considerazione la giovinezza, l'aggressività e la semplicità insieme al nome hai dovuto cambiare anche la tua personalità?

No. Mi ero stancato di aspettare. Una volta entrato in studio volevo registrare del materiale più diretto, così ho messo alcune canzoni in frigorifero — qualcuna è uscita fuori in varie forme. Non c'è stato un vero cambiamento di personalità. almeno non in quel periodo.

C'è stata quella tua famosa affermazione sul fatto che tu non potevi capire altre emozioni che colpa o vendetta. Non poteva essere vero?

L'ho detto più che altro per fare effetto. Quando hai di fronte un hippie di 35 anni che ti chiede la differenza tra Punk e New Wave hai la tendenza a dire cose del genere. Stavo cercando di irritare. Ho detto veramente un sacco di cose ad alcune credo abbiano avuto un buon impatto. È molto meglio avere un'attitudine più definita anche se è qualcosa di negativo. Funziona fino ad un certo punto, ma poi diventi un po' patetico. Dopo un po' strilli e urli come un idiota. Non era una mossa così calcolata, ma a ripensarci ha funzionato bene.

Hai registrato il tuo primo album con i componenti del gruppo americano dei Clover e poi hai formato gli Attractions. Il tuo tastierista Steve Nason, o Steve Nieve, veniva da Royal College of Music?

Sì. Venne ad una audizione con Bruce Thomas. Avevo preso in prestito Steve Golding ed Andrew Bodnar dal gruppo di Graham Parker e durante la giornata abbiamo visto un sacco di gente ma Steve e Bruse sono stati gli unici ad emergere. Avevo un pezzo nuovo, «Watching the Detectives» e andava benissimo a Steve, perché era molto affascinato dal reggae. Pet Thomas era già stato ascoltato per la batteria. Stava suonando in America con John Stewart e Jake (Riviera) ebbe l'idea di richiamarlo. Andava d'accordo particolarmente con Bruce, non tanto per questioni di simpatia, ma per il contrasto dei loro stili dato che Bruce è un bassista molto melodico e Pete è un batterista molto ritmico. Questo voleva dire che potevamo partire in tre. perché per moltissimo tempo io non suonavo per niente, e molto di quello che suonavo, specialmente nei primi tempi era rumore bianco! Non avevo proprio la minima idea di quella che facevo, non avevo per nulla esperienza. Piuttosto che fare un cattivo lavoro cercando di suonare bene, ero abbastanza felice di sfruttare le cose semplici che potevo fare.

Hai parlato di «Watching the Detectives». È vero che Stevie Wonder ha dovuto pagare per aver rubato le prime undici battute della canzone per scrivere Master Blaster»?

No. (Sorpreso) Avrei pensato che avrebbe dovuto piuttosto pagare Bob Marley! È una voce? Grande! È come quella che diceva che ero uno dei Sex Pistols. Devo ricordamene.

Come sviluppi le canzoni con il gruppo?

Le prove per i dischi sono sempre state cominciate da me con la chitarra. Man mano che le canzoni diventavano più complicate e le mie idee sul loro arrangiamento meno immediate e simili a un'impressione di come avrebbero dovuto essere, ho cominciato a fare i itdemos» per conto mio suonando tutti gli strumenti. lo dicevo «questo è il tipo di atmosfera che desidero» e loro contribuivano con le loro parti: una cosa decisiva. «I Don't Want To Go To Chelsea» suonava come »I Can't Explain» (degli Who) quando l'ho fatta la prima volta. L'avevo realizzata con quel tipico ritmo stoppato dei Kinks, ma la linea di basso di Bruce l'ha trasformata da una specie di pasticcio in qualcosa di abbastanza insolito. E qualche volta un pezzo ordinario viene trasformato da una parte di tasteria molto efficace. Avevo quasi lasciato «Oliver's Army» da «Armed Forces» prima che Steve ci mettesse il piano.

C'è una specie di surrealismo nelle tue canzoni. Ti piacciono gli scherzi e i giochi di parole. Quali sono i tuoi commediografi preferiti?

Misericordia! Non ci ho mai pensato. Tony Hancock è proprio il top. Lenny Bruce, più per averlo letto che per aver ascolato i suoi dischi. I suoi scritti sono cosi taglienti... James Thurber, particolarmente per i disegni, più che per le didascalie. i disegni sono divertentissimi, sono le uniche cose che non oso leggere in treno.

Come descriveresti il tuo asense of humour»?

Non lo so. Ho sempre pensato che nelle nostre canzoni ci fosse più umorismo di quanto la gente ci riconosceva. A volte il tono dei tuoi dischi rende un cattivo servizio. La gente è particolarmente legata all'attitudine dei primi due dischi — il ragazzo cattivo, aggressivo ed arrabbiato — e al momento di «Get Happy» e di «Trust» questo ha cominciato a lavorare contro di noi. Alcune delle canzoni avevano ancora quella cattiveria, ma in altre io stavo cercando di far emergere altre cose e il modo in cui le cantavo non raggiungeva lo scopo.

Trovi che devi resistere alla voglia di mettere giochi di parole nelle tue canzoni?

Sì, diventano un po' irritanti, Ho cercato di ridurli negli ultimi due dischi, perché ho cominciato ad accorgermi che stava diventando un'abitudine. Ogni tanto scrivo qualcosa e penso «come faccio ad andare avanti ancora», ci sono certi versi quando ci ripenso... «A wave of her han could be so fidai» è buttato là. in mezzo a una delle canzoni di «Armed Forces». È un gioco di parole veramente terribile. Ce ne sono altri che la gente critica come quello in «Possession» che fa «You lack lust, you're so lacklustre». Cosa cè che non va? Ha un senso. Significa qualcosa.

La tua carriera è decollata in modo spettacolare nel 1978. Successivamente hai lasciato tua moglie e ti sei messo con la modella americana Bebe Buell.

Non ne voglio parlare.

È il periodo che è culminato con il noto scontro/match tra te e Bonnie Bramlett in un bar dell'Ohio.

Non voglio parlare neanche di questo. Ne ho parlato su «Rolling Stone». Non posso andare avanti tutta la vita a spiegare quell'incidente. Penso che ci sia un periodo — il periodo di cui stiamo per non parlare — al quale non sono molto affezionato. Penso di aver spiegato i motivi e le conseguenze dell'incidente su «Rolling Stone» l'anno scorso.

Non stavo chiedendoti di tornarci sopra. Quello che volevo dire è che da allora la tua tua carriera in America — e fino ad un certo punto anche qui in Inghilterra, anche se forse per ragioni differenti — sembra aver perso il suo slancio.

No. Non è vero. Non in America. L'unico momento in cui abbiamo perso colpi in America è stato quando è uscito «Almost Blue«. perché non ne hanno compreso le motivazioni e si sono quasi offesi che noi suonassimo la loro musica.

Ma neanche «Get Happy» è stato un disco molto popolare là.

No... ad essere onesti penso che «Get Happy» abbia sofferto soprattutto per lo spostamento della sua uscita, una cosa che io credo abbia ridotto il suo impatto commerciale, a parte il contrasto con il disco precedente. Ho cambiato radicalmente attitudine dopo «Armed Forces» e tutti gli avvenimenti circostanti professionali e personali. Dei dischi che abbiamo fatto è quello che mi piace di meno.

Per questi motivi?

page 32

Credo che questa sia soltanto una parte dei motivi. Ci sono delle canzoni buone, ma è come se fosse un disco che parla troppo. Pensavo di saperla molto più lunga di qualsiasi altro e il tempo ha provato che ovviamente non era vero. Mi piace molto di più «Get Happy». Probabilmente è il mio album preferito, a parte quello che abbiamo appena fatto («Punch the Clock»).

Devi ammettere però che a quel punto la tua carriera era praticamente finita.

Ovviamente. Non siamo tornati in America per 18 mesi a seguito dell'incidente di Columbus. Così abbiamo avuto un sacco di motivi per rimettere le cose a posto. Forse quello che era successo è che non avevamo avuto il massiccio successo commerciale che ci avevano predetto. Le nostre vendite sono scese, ma le vendite sono scese in generale.

La domanda è: rimpiangi questo episodio della tua vita?

No. Faccio dischi migliori ora. Penso che si impari dai propri errori ed ho fatto un sacco di errori tra il 1978 e il 1979. Penso di essere una persona migliore per fare dischi, e faccio definitivamente dei dischi migliori. «Get Happy» è quindici volte «Armed Forces», anche se è stato fatto sotto uno stato emozionale estremo auto-inflitto. Era un disco molto estremo dal punto di vista delle condizioni in cui eravamo io e il resto del gruppo - conseguenza di quello che era successo in America e più in generale dei nervi a pezzi. Troppo bere. Questo è il motivo per cui suona non completo. È perché rappresenta più o meno quello che eravamo capaci di fare.

La storia vuole che tu, prima di «Get Happy» sei andato da Rock On (un noto negozio di dischi, N.D.T.) e hai comprato 50 sterline di vecchi singoli Motown, Stax e Atlantic...

Yeah, è vero. Dovevano rinfrescarmi la memoria su quello che stavo cercando di fare: da dove stava crescendo l'idea. Non avevo intenzione di fare una copia carbone di un disco Motown ma mi stavo reimmergendo in quella semplicità, perché devi capire... Dirò una cosa a proposito di «Armed Forces», la cosa è che dall'andare in America come un gruppo quasi-punk, almeno ai loro occhi, abbiamo avuto la tendenza ad immergerci negli Abba e in «Low» ed «Heroes» di David Bowie; erano le nostre influenze prklcipali. Abbiamo lavorato sul nostro suono — con l'organo in primo piano e molto tremolo sulla chitarra — fino alla morte e c'erano altri gruppi che uscivano ed usavano quel suono; delle copie carbone. Siamo arrivati al punto in cui sentivo che il prossimo disco che avremmo fatto avrebbe finito per suonare come una parodia di noi stessi. Durante il tour americando di «Armed Forces» avevamo fatto degli arrangiamenti delle canzoni di «Get Happy» seguendo il nostro vecchio stile. Cominciammo a registrare e il risultato suonava come una musica new wave di maniera. Avrebbe suonato come un incrocio tra «Armed Forces» e «This Year's Model» Sarebbe stato arrangiato meno bene di «Armed Forces» e leggermente più maniaco e incontrollato, perché noi eravamo incontrollati in quel momento. Pensavo che non andasse bene ed ho avuto l'idea di prendere una specie di base soul: di prendere letteralmente le canzoni e dire: «okay, come quale canzone la suoniamo questa qua? Suoniamola come... diciamo, «Time Is Tight». In «Temptation» abbiamo usato un riff molto simile a «Time Is Tight». Potrei esaminare ogni canzone e dirti che gruppo eravamo. Al Green in una, i Four Tops in un'altra.

E «Black And White World»? Aveva a che fare con le esperienze che avevi avuto?

No, è nata dal guardare vecchi film. Credo che sia venuta dal guardare molto la televisione durante il tour. L'ho scritta dopo aver visto «Ball Of Fair» con Barbara Stanwyck. Probabilmente l'ho scritta pensando in maniera «obliqua» a quello che è successo in America. Non ho scritto nessuna canzone specifica riguardo a quell'argomento. E vero. «Riot Act» era probabilmente quella più vicina, perché quando abbiamo fatto «Get Happy» non avevo intenzione di fare altri dischi. Quello era l'ultimo.

Che cosa pensavi che avresti fatto?

Non ne ho idea. Non ero così obbligato a farlo. (Sorride)

Prendevi molte droghe?

Prendevo abbastanza droghe. Troppe. Anche poca è troppa.

Eri preparato ad abbandonare la musica in questo modo?

Non lo so. L'ho fatto. Dopo «Get Happy» abbiamo fatto una tournée in Inghilterra ed ho deciso che non volevo andare più avanti e ho lasciato il gruppo. Non ci vedevo più nessuna prospettiva.

Questo dovrebbe essere stato prima di «New Amsterdam» (E.P.) che ha segnato un cambiamento di stile.

Yeah, «New Amsterdam» era un singolo fatto da una persona sola, in un certo senso. Era un demo ed era impossibile ricatturarlo. Era uno scherzo. Davvero. L'ho fatto in uno studio da 5 sterline l'ora a Pimlico. Avevo l'idea di registrare canzoni che non avessero «beat», che fossero un insieme di strumenti suonati non con le solite tecniche. Questo è il motivo per cui ho suonato tutto io. Non erano canzoni che si potevano incidere con un gruppo. Erano quadri, scarabocchi. Mi piace parecchio quel disco perché suona come me.

«Almost Blue», il tuo album country. se avesse avuto un successo commerciale ti avrebbe confermato con un largo e potenzialmente duratura pubblico - quel seguito molto federale che ha la country music. Avevi in mente questo quando l'hai fatto?

Pensavo che avrebbe probabilmente raggiunto molte persone che di solito non comprano i nostri dischi, e anche molti che non ascoltano mai country music. Tutte e due le cose mi interessavano abbastanza, a parte il fatto che ero completamente annoiato dalla mia musica e volevo cantare canzoni di altra gente. Ero ossessionato dalla country music in quel momento, anche se adesso difficilmente ascolto un disco di country. Ho esaurito quell'amore - anche se ho ancora le mie preferenze particolari. Ci sono altri legami, cose più oscure che hanno a che fare con questo fatto. È un tipo di musica piuttosto «fatalista». Ora ascolto quel disco e penso: «Dio, non sono mai stato così depresso, oppure sì?» E un disco che suona «depresso». Forse era la conseguenza del 1979, forse era l'esorcismo finale di tutta l'infelicità. Non «Get Happy», quella era la reazione. Fino a un certo punto «Get Happy» era molto positivo. L'unico disco che non mi piace veramente di quel periodo è «Trust», perché penso che sia incompleto. C'erano delle canzoni veramente buone e delle altre veramente pessime, ma in complesso non l'abbiamo portato a qualcosa di abbastanza definito. Quello che mi piace di più di «Get Happy» è la sua attitudine molto radicale nei confronti dell'esecuzione e della produzione, e invece tutte e due queste cose mancano in «Trust».

Quello che stavo dicendo di «Almost Blue» era...

La questione del pubblico duraturo, sì certo. Ma io non penso a queste cose. C'erano tutte queste critiche del pubblico quando abbiamo fatto l'ultima turnée in Inghilterra. Ho avuto questo terribile e vanitoso pubblico, dicevano. Che maledetto insulto! Questa gente veniva, pagava per vederci; sono sicuro che pagava anche per vedere altri gruppi. Non stavano seduti là impazziti per la nostra musica. Sono certo che è una piccolissima parte della loro vita. Il fatto che gli siamo piaciuti in un momento in cui non avevamo un grande successo non significa che sbagliavano.

Ti scopri a nuotare contro l'ondata commerciale del momento. Non fai dischi «pop», non sei un «pin-up». Ma fare musica non è qualcosa che sei pronto ad abbandonare facilmente anche se dici ci hai pensato.

YEAH, ci ho pensato soltanto quando ho immaginato che stava diventando una cosa futile, personalmente parlando. Non per mancanza di successo commerciale.

page 63

No, ma ti devi essere chiesto dov'è il tuo pubblico. Probabilmente tu vuoi scrivere canzoni e suonare per un bel po' di anni a venire. Al momento però, la scena in cui ti trovi non ti conduce a questo tipo di approccio. La scena attuale ha un grosso ricambio di umore superficiale e «glamour».

Non credo che ci sia niente di male in questo. È sempre stato così e ne siamo stati parte anche noi per un breve periodo di tempo.

C'è un altro pubblico a parte questo?

Certo che c'è! Chi compra i dischi di Johnny Mathis, questo è quello che vorrei sapere. Dove io trovi? Ci sono milioni di persone là fuori. Anche se il tuo disco diventa numero 1, anche se sei i KajaGooGoo c'è ancora qualcosa come il settanta per cento della popolazione che non ti ha mai sentito. La gente sopravvaluta il potere... C'è sempre un pubblico là fuori, anche se è abbastanza piccolo. Voglio dire che abbiamo fatto un tour l'anno scorso ed abbiamo avuto quattro o cinque singoli che non sono riusciti a entrare nei Top 40. In un momento in cui gruppi che erano stati primi in classifica dovevano cancellare delle date, noi riempivamo i teatri al 75% in tutto il paese. Se vendi centomila dischi, forse non sono le sole centomila persone nel paese a cui tu piaci, ma sono comunque un sacco di gente. Anche ventimila persone sono un sacco di gente. Una dannata quantità, più di quanto tu possa immaginare suonando le tue canzoni nella tua camera da letto. Puoi essere rovinato dal successo, non meno dal fatto che puoi pensare che sia un diritto divino avere un pubblico che ti ascolti, lo mi preoccuperei soltanto se ci fosse qualcuno che fa le cose che faccio io meglio di me.

Chi è allora il tuo più grande rivale? Contro chi combatti?

Eh... Roddy Frame. Se prendessi sul serio l'idea della competizione come B.B. King disse di Peter Green, che era l'unico che l'aveva fatto sudare, be', io lo direi di lui.

Non ti credo.

Penso che sia veramente bravo. Mi piacciono le sue canzoni e il disco degli Aztec Camera è il mio preferito di quest'anno! Inoltre è veramente molto giovane. Se è così a 19 anni pensa quanto sarà bravo quando ne avrà 25! lo non ero così bravo a 19 anni. Vorrei aver scritto delle canzoni così belle come lui a quel tempo. Non sarò in grado di ascoltarlo a 25 anni se è così bravo adesso. Questo è quando cominci a sentirti nervoso.

Se tu facessi qualcosa che non piace a nessuno, che nessuno capisce, chi vorresti che l'apprezzasse?

lo perché se tutti gli altri la odiassero, io dovrei rimetterla a posto, ma se io credessi veramente, beh, allora dovrei andare avanti. Ho tenuto duro su alcune cose... Idee sulle direzione di un brano. particolarmente su «Imperial Bedroom» in cui io prendevo tutte ie decisioni sulla produzione. È molto difficile giudicare il proprio lavoro. Ho insistito su alcune cose, mentre tutti mi dicevano che mi sbagliavo, e sei mesi più tardi mi sono accorto che avevo sbagliato. C'è quella canzone, «Kid About It» che io ho insistito a cantare in un'ottava del tutto inadatta. Cercavo di allontanarmi dall'avere sempre lo stesso stile vocale in tutto il disco, quello dell'uomo-torturato-dalla-sua-arte, così sono andato completamente nell'altra direzione e ho usato dei fivocal» sovrapposti e degli stili in conflitto tra loro per suggerire che c'era più di un'attitudine all'interno delle canzoni. Alcune sono riuscite perfettamente bene, un modo piuttosto teatrale di cantare, se vuoi, perché volevo allontanarmi da un modo di cantare soul e fare qualcosa di più «cool», come ai vecchi tempi.

Hai scritto circa 200 canzoni. Quali sono le più personali?

Tutte. Sono tutte da un punto di vista personale. lo molto ramente scrivo come uno scribacchino - tanto per buttarle via così. Ci sono molte più canzoni personali che non, così è molto difficile sceglierne una. Sono tutte da un punto di vista personale, questo è il motivo per cui non ho mai detto di essere un portavoce di una generazione. Non l'ho mai detto, grazie a Dio. Non ho mai detto di parlare per qualcun altro che non sia io. E se non vi piace quello che dico e come lo dico, ci sono un sacco di altri dischi da comprare.

Scegliendo un tema nelle tue canzoni - «Oliver's Army», «Ship building»... Combatteresti per il tuo paese?

No. combatterei per me stesso ma non per il mio paese.

Dov'è la tua casa?

Qui intorno.

Puoi descrivermela?

È una casa. (ridacchia) È una casa insolita. Molto affollata. Ci sono molti dischi dentro. lo compro moltissimi dischi. Sono io a tenere a galla l'industria discografica. Cerco di ascoltare tutto, per superare i punti morti che hai, in modo particolare perché io sono un fissato delle parole. Mi ci vuole parecchio tempo per avere a che fare con qualsiasi tipo di musica strumentale.

Qual è la cosa più preziosa della tua casa?

Mia moglie e il bambino.

Cosa fai per allontanarti dalla musica?

Non desidero allontanarmi dalla musica.

Fai dello sport?

Nuoto e gioco a tennis se è più comodo.

Hai altri interessi al di fuori della musica?

No, non ho il tempo. La vedo come un lavoro e penso che molte persone che fanno questo lavoro stanno lì ferme ad aspettare la prossima lode. Mi piace essere impegnato. Mi piace essere attivo. Mi piace il lavoro.

Che tipo di cose leggi?

Di solito leggo un sacco di biografie. Abbastanza spesso leggo ie biografie degli scrittori prima di leggere i loro libri.

Di chi ammiri la vita?

Nessuno in particolare. Molte delle persone che mi piacciono di cui ho letto la vita hanno avuto esistenze abbastanza tragiche che io non invidierei in nessun modo. Alla fine risultava che erano così orribili o avevano avuto delle vite così tragiche che vien da chiedersi se quello che hanno fatto valesse tanto dolore e tanta sofferenza...

Trai molti spunti dai sogni?

Non molto spesso. Qualche volta idee, strani titoli e cose scoppiano nella mia testa. Più o meno sei mesi fa mi sono svegliato da una notte ed avevo quello che suonava come l'inizio di un libro di Raymond Chandler. «Ho scordato tutto del caso delle tre spille, finché la busta di carta marrone è atterrata sul mio zerbino.» L'ho scritto e sono tornato a dormire. C'è una canzone sull'ultimo album che si chiama «King of Thieves» che viene proprio da qui.

Credi nel soprannaturale?

Er... una volta ho visto Al Green, era una cosa molto simile.

Quale pensi sia il peggior crimine?

Non ci può essere peggior crimine che togliere la vita a qualcuno. Eccetto forse che togliergli la speranza.


(Intervista ripresa da Stampa estera - Traduzione a cura di Alberto Castelli)

Note:
(1) L'«A Level» corrisponde alla nostra maturità.
(2) Per «ballads» si intendono le canzoni classiche del repertorio americano.
(3) «God Only Knows», uno dei pezzi più famosi di Beach Boys.
(4) Notissimo giocatore dei «Reds» di Liverpool.


Scanning errors uncorrected...

-
<< >>

Il Mucchio Selvaggio, No. 70, November 1983


Paul Rambali interviews Elvis Costello.  (From The Face, August 1983. Translation by Alberto Castelli.)

Images

cover
Cover.

page 28

page 29


page 30


page 31


page 32


page 63
Page scans thanks to unamanolavalaltra.it.












Punch The Clock lyrics pages.
page 14


page 15


page 16
Punch The Clock lyrics pages.

-



Back to top

External links