La Stampa, October 30, 1998

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Unico concerto europeo ieri sera al Royal Festival Hall di Londra:

Costello-Bacharach, attenti a quei due

Tutti in piedi ad applaudire il duetto finale

Fabio Galvano

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LONDRA. La prima canzone a quattro mani sarà anche stata scritta al telefono, come ricordano non senza una punta di civetteria: con l'aiuto di fax e segreteria telefonica. Ma non c'era ormai più nulla d'improvvisato nel concerto di ieri sera alla Royal Festival Hall di Londra unico in Europa, dopo i successi americani - con cui quell'improbabile coppia musicale formata da Elvis Costello e Burt Bacharach presenta il Cd «Painted from Memory» - dipinto a memoria - che potrebbe aprire a entrambi un nuovo lungo filone musicale.

Bacharach è uno dei reucci della musica romantica americana, delle colonne sonore di Hollywood. Costello non rinuncia ai cappellacci e alle camicie nere (anche se ieri sera era in smoking), ma è ben lontano dall'immagine punk che gli diede la prima celebrità musicale; anche se non gradisce il soprannome di «camaleonte musicale» - proprio per i suoi successivi passaggi da un genere all'altro - che la stampa gli ha affibbiato. Eppure si sono trovati prima incidentalmente, per la collaborazione a un film, e poi volutamente - senza che le loro diverse origini musicali facessero una grinza. Hanno saputo fondere - e Costello verrà anche a raccontarlo in Italia, dove è atteso nei prossimi giorni - i loro stili diversi in un dialogo che non rinuncia alle caratteristiche Elvis Costello personali ma le amalgama.

Il disco ne è la prova; ma il concerto di Londra ha registrato i vari passaggi di Costello dal punk al rock, dal pop al country, dalia musica da camera al pop orchestrale in stile Las Vegas - quasi in un inimmaginabile ruolo di «cantante confidenziale» - che lo porta in scena con un'orchestra di ventotto pezzi (con molti archi). In due ore di concerto rivolto a tre tipi diversi di pubblico gli ammiratori di Bacharach, quelli di Costello e i fan del nuovo sodalizio - e grazie anche a quell'orchestra capace di rendere attuali e accattivanti suoni che sembravano relegati alle colonne sonore di vent'anni fa, i due hanno suonato e cantato - Bacarach al piano, Costello al microfono - i nuovi brani, tutte storie di amori perduti, sbagliati, ritrovati: con grandi applausi per «I Still Have That Other Girl», «What's Her Name Today» e «This House Is Empty Now».

Poi hanno lasciato ognuno il palco all'altro, con Bacharach impegnato in una lunga - troppo lunga? - carrellata fra i suoi successi («I Say a Little Prayer», «Walk On By», «Raindrops Keep Fallin' On My Head» che gli valse un Oscar) e Costello, che a un certo punto ha anche imbracciato la chitarra, con i suoi pezzi forti: «Almost Blue», «Alison», «Veronica». Infine hanno duettato: gran finale, con tutti in piedi.

Uno strano connubio, i capelli bianchi di Bacharach (70 anni) e l'intensa espressione occhialuta di Costello (43 anni) costretto a nuove frontiere canore sotto la spinta del suo nuovo mentore. Ma funziona, e non solo lungo quel vicolo della memoria che voleva al concerto di ieri soltanto i giovani dell'altro ieri. C'erano anche i giovani di oggi (sebbene i prezzi non fossero da giovani). «Do You Know the Way to San José», gridava il pubblico. Bacharach ha finto di non sentire quel richiamo al passato. La sua celebre canzone - forse la più celebre - è rimasta chiusa nel cassetto. Non si può dire di sì a tutto.

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La Stampa, October 30, 1998


Fabio Galvano reviews Elvis Costello, Burt Bacharach and band and Steve Nieve on Thursday, October 29, 1998 at the Royal Festival Hall, London, England.

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