Repubblica, January 24, 1993

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GIULIETTA & COSTELLO


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   Gino Castaldo

CAPITA che un disco possa nascere da spunti davvero inconsueti. Come è il caso di quest' ultimo straordinario capolavoro che Elvis Costello ha appena dato alle stampe. Si intitola The Juliet Letters (ed. Wea) ed è stato realizzato insieme all' accademico gruppo da camera Brodsky Quartet. Già questa combinazione è in sé piuttosto originale, omaggio ad una zona di affinità elettive che in questi ultimi anni si è creata tra il mondo pop e una nuova generazione di solisti classici, spesso proprio nella dimensione del quartetto d' archi (vedi il Kronos Quartet e il Balanescu). Tra il Brodsky Quartet e Costello è stato amore a prima vista dopo che, ignorando la cosa, erano stati a vedere i rispettivi concerti. E da lì l' idea di un progetto comune, sviluppato in molti mesi di lavoro. Ma ancora più singolare è lo spunto narrativo da cui è partita questa suggestiva operazione musicale, definita nel disco come "sequenza di canzoni per voci e quartetto d' archi". A raccontarlo è lo stesso Costello: "Mia moglie, Cait ha tirato fuori una notiziola da un giornale a proposito di un accademico veronese che si è gettato nell' impresa di rispondere alle lettere indirizzate a Giulietta Capuleti. A quanto sembra questo è continuato per anni, finché qualche gentiluomo della stampa ha rivelato questa corrispondenza segreta. Come egli si sia imbattuto in queste lettere rimane poco chiaro. Possiamo solo fare supposizioni sul loro contenuto". "Dopotutto, questa gente stava scrivendo ad una donna immaginaria, e per giunta ad una donna immaginaria morta. Forse erano solo ricerche scolastiche, o lettere di comprensione di altri delusi in amore, oppure un lamento di qualcuno costretto ad un matrimonio infelice. Qualsiasi cosa contenessero queste lettere e le rispettive risposte, l' idea di questo epistolario ci ha dato l' ispirazione iniziale". Dunque è una storia a suo modo italiana, tra un buffo spunto di cronaca e reminiscenze shakespeariane. E così questo insolito album è praticamente una raccolta di immaginarie lettere firmate da Giulietta Capuleti in risposta ai suoi corrispondenti. Complici il suono e le atmosfere elegiache evocate dal quartetto d' archi, Costello-Giulietta può esplorare il mondo delle passioni dal lato tragico, a partire dalla sofferenza di For other eyes, il pezzo che apre il disco e rivela le intenzioni molto poco leggere di questo dolentissimo, sofferto progetto. Segue la stizzosa, brevissima Swine e poi il lamento solitario di Expert rites, e così via esplorando la vasta gamma dei sentimenti fino al grottesco e il calembour di Damnation' s Cellar, penultimo capitolo di questo surreale epistolario, in cui si immagina una macchina del tempo che possa riportarci Leonardo, Stanlio e Ollio, Elvis Presley e Puccini. Altri pezzi sono ironicamente concepiti come vere e proprie lettere, dall' apertura di This offer is unrepeatable che invita, per favore, a non inviare soldi, a The letter home che inizia con nome e indirizzo del destinatario. Le liriche, quasi per intero scritte da Costello, seguono con toni colti e raffinati il linguaggio della rabbia, del disappunto, delle lacerazioni d' amore, della solitudine. E così la musica, curioso esempio di clima accademico delicatamente messo al servizio di un progetto di canzoni, seppure ovviamente particolarissime. D' un colpo Costello, non nuovo a sorprese e a bruschi cambiamenti, si è messo dalla parte di coloro che hanno scelto di cantare questo scorcio di fine millennio con toni tutt' altro che consolatori, casomai dolorosi, inquieti e delicati. Viene da pensare al Lou Reed di Magic and Loss, non tanto per similitudini formali, che non ci sono, ma per una medesima volontà di utilizzare la cultura pop per la rappresentazione della sofferenza, della disperazione, come forse non è mai stato fatto prima. E per certi versi anche se le intenzioni espressive sono del tutto diverse, non si può pensare ai recenti esperimenti di Battiato e le sue canzoni "classiche". Una scelta difficile, e ovviamente molto poco commerciale, ma che a tratti raggiunge punte altissime di bellezza formale, come in Taking my life in your hands o The first to leave, in generale si pone come uno dei più riusciti tentativi di avvicinare sfere espressive tradizionalmente molto lontane. Un esperimento che si potrà anche verificare dal vivo con i due concerti che Costello e il Brodsky terranno a Roma e Milano, il 3 e 4 marzo.

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la Repubblica, January 24, 1993


Gino Castaldo reviews The Juliet Letters and previews Elvis Costello and the Brodsky Quartet, on Wednesday, March 3, 1993 in Rome, Italy and on Thursday, March 4, 1993, Cineteatro Orfeo, Milan, Italy. The concert in Rome was cancelled.


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