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Ciao 2001

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Arriva un esercito carico di...


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   Maria Laura G. Giulietti

Furbizia, genialita' ambiguita', rabbia: in Armed Forces, ultimo disco del terribile piccoletto inglese, questi elementi sono fusi in un cocktail frizzante che sta ridando energia alla stanca scena inglese. Elvis Costello e' una sana boccata d'aria fresca: Proviamo a guardarlo un po' piu' da vicino.

Immaginatevi che qualcuno vi dicesse: "ho scoperto il nuovo eroe del rock 'n' roll." Beh, siamo vicini agli anni ottanta e di novità, a dire il vero, ce ne sono ben poche. Sono anni che si sbandiera una certa ondata di ringiovanimento di uno stile oramai piu che maggiorenne, quasi si avesse la voglia di cambiare i connotati ai signori del rock 'n' roll che invecchiano senza accorgersene. Ci provano in molti, ma sono davvero in pochi a riuscirvi.

Questa volta, ciclicamente, il vento frizzante viene dall'Inghilterra. Il suono inglese, impostosi agli inizi degli anni sessanta con le buffe frangette beatlesiane e i grugniti rolling-stoniani, sembrava aver avuto una stasi di era glaciale ed era stata l'America ad impugnare lo scettro. Poi di nuovo la sterzata. Era il punk selvaggio e anarchico a farla franca con la voglia di imporsi, ma il tempo e stato crudelmente autore di una decimazione giusta e solo pochi nomi oggi meritano il rispetto dal quale sono circondati. Oggi quasi tutti i musicisti denominati frettolosamente "punk" per la solita voglia di etichette e selezioni naturali, rifiutano l'appartenenza al movimento.

Ma Elvis Costello, smilzo e scorbutico rock 'n' roll man della postera glaciale, con la musica punk non ha niente a che spartire. Anzi, si può chiaramente dire che egli e l'azzeramento di tutto quello che è accaduto dopo Buddy Holly, Elvis Presley e i Beatles. Le sue canzoni sono disimpegnate elegie, sono trasandate e raffinate allo stesso tempo e nascondono velatamente la voglia di piacere a tutti i costi. Questo però non deve far credere che Elvis Costello sia un progetto su carta, il tempo e tre albums (l'ultimo, Armed Forces, e uscito da pochissimo tempo) ne hanno consolidato le intenzioni e dimostrato che l'autore è più furbo di quanto la sua precaria faccia non voglia far credere.

Tre dischi, tre centri

La storia è simile ad una favola: il brutto anatroccolo e il bel cigno, Superman e Clark Kent. Il ragazzo con le sue brave otto ore di lavoro al giorno consegna il suo nastrinoprova a decine di super-industrie che consigliano chiaramente di tornarsene a casa. Poi il contratto con la piccola etichetta inglese Stiff, quella di lan Dury, per intenderci, un primo disco intitolato My Aim Is True realizzato nel '77, quindi il gran colpaccio di This Year's Model del '78, le tournée, le classifiche, l'Europa, l'America.

Poche righe per raccontare di un personaggio che riempie pagine e pagine di giornali in tutto il mondo. Il primo ad esserne stupito dovrebbe essere proprio lui. Invece niente. E' convinto di essere il numero uno, fa le bizze, va in America e litiga con tutti, prepara il gruppo coscienziosamente, scrive così come parla e fa centro.

Armed Forces è il terzo capitolo di un romanzo breve, da leggere in maniera concitata, forzatamente proletaria, superficialmente disordinata. E' il boccone digeribile che aspettavano in molti.

I riferimenti sono molteplici: c'è l'altro Elvis (Presley), quello che muore proprio nel momento in cui ci si accorge dell' esistenza di Costello, c'è Buddy Holly (e non solo nella somiglianza esteriore), ci sono i Beatles con le loro ingenuità piccanti, c'è Bruce Springsteen con la sua capacità nel capire i tempi. Eppure c'è anche l'autonomia. Costello non è solamente un insieme di punti in comune con altre stars, ma e un brillare di luce propria.

L'insignificante ometto dai grandi occhiali e dallo sguardo perso si arrabbia e butta fuoco dalla bocca e dal naso come un vero drago. E il rock 'n' roll, del quale si erano perse le tracce più naif, riesplode con la carica di violenza che non significa semplicemente alzare al massimo il volume degli amplificatori, ma voler uscire dal ghetto con un modello di ispirazione ben preciso.

Una carriera mozzafiato

Che cosa ha inventato questo signor Costello? Probabilmente nulla, anche se la formula funziona e a cascarci sono arrivati anche gli americani notoriamente scettici sul valore dei fratelli inglesi (e vice-versa). Quegli americani che lo hanno accolto a braccia aperte, che gli hanno permesso la scalata alle classifiche, che lo hanno adescato con un bel contratto sotto il braccio. E allora arriviamo anche ad ascoltare una versione di "Alison cantata dalla brava americana tutta-per-bene Linda Ronstandt che la dedica a platee di ventimila persone alla volta.

E Costello? Secondo me se la ride di gusto, contento del gran casino che ha tirato fuori. Non vuole parlare e l'ultima volta ha tirato una bottiglia ad un cronista un po' seccatore che lo rincorreva da uno stato all'altro della grande America per saperne di più della sua vita precedente passata da brutto anatroccolo. Non lo ha centrato e questo è consolante, almeno per la categoria. In fin dei conti cosa volete che possa dire di più di quello che dicono i fatti?

Non c'e molto da scoprire in una star internazionale che ha tre anni di vita alle spalle e una carriera da mozzare il fiato anche ai più grandi. Ora deve continuare nell'ascesa e il peggio deve ancora arrivare; infatti se difficile è sfondare, difficilissimo è rimanere a galla. Ma le garanzie sono molte: una voce interessante e personale, una vena compositiva a tratti geniale, una solida base musicale oggi avvalorata anche da un gruppo che esegue esattamente quello che Elvis ha in testa. Per chi opera nel campo musicale è davvero molto. Aggiungete anche il tempismo, un particolare che ha sempre coinciso con la grandezza del personaggio e della sua durata, quella velata malinconia di guardare al passato, ai miracolesi anni '50-'60 che di miracoloso, comunque, hanno sempre avuto ben poco. Ci fa piacere guardare indietro e tutti i peccatucci di una volta sembrano spariti. Costello ha saputo unire in maniera egregia la tenerezza del passato con la rabbia del presente e non a caso si è dimostrato intelligente manovratore, smussando, limando, aggiustando le sue probabili debolezze.

In Italia e conosciuto e apprezzato anche se il grande pubblico non ha ancora avuto la possibilità di amarlo completamente. Sarebbe molto piace vole averlo tra di noi magari per qualche concerto, specialmente ora che le tensioni sembrano diminuite e il pubblico torna e riempire le sale e i palasport, anche perché poterlo ascoltare dal vivo risulterebbe interessante per la sua duplicità di uomo di spettacolo.

Il brutto anatroccolo quando sale sulle assi dei palcoscenici diviene un cigno agguerritissimo dimostrando ancora una volta che "il rock non muore mai." E lui ci crede.

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Ciao 2001, May 20, 1979


Maria Laura G. Giulietti profiles Elvis Costello.

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Magazine scans thanks to Fulvio Fiore.

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